
Ieri sera, durante l’appuntamento con “I mercoledì di FICSS PRO”, ho avuto il piacere di presentare i due nuovi libri di Attilio Miconi: “Il cane: tu, io, noi” e “Il cane: noi, in scena”, che poi Attilio ha raccontato al numeroso pubblico che si era registrato all’evento.
Con Attilio ci lega un rapporto profondo, che attraversa il tempo. E’ un cinofilo dal 1982, ha iniziato il suo percorso nel soccorso alpino per poi evolvere metodi e interessi, in quella che è la cinofilia più recente. È stato senza dubbio uno dei precursori del metodo cognitivo-relazionale in Italia e queste sue due ultime opere ne sono una preziosa testimonianza.
La nostra è una conoscenza fatta di stima reciproca, in cui negli anni si sono alternati accordi e disaccordi: d’altronde, sappiamo bene che nessuna buona relazione è esente dal confronto e con lui è sempre un piacere fare entrambi!
Il primo libro (“Il cane: tu, io, noi”) affronta le fondamenta della relazione e argomenti conosciuti, ma scritti in maniera trasversale, è un testo estremamente utile, soprattutto per i non professionisti che non sono abituati a questo approccio.
Pur essendo indipendente e leggibile singolarmente, funge da ottima preparazione al secondo volume e al suo interno troviamo sezioni dedicate alle neuroscienze, all’apprendimento e alla costruzione della relazione. Si parla del concetto di “famiglia multispecie”, che rappresenta la vera famiglia di oggi, quella in cui umani e altri animali convivono sentendosi tutti parte di un gruppo unito e ricco di legami forti ma anche intricati.
Ieri sera si è parlato poi di un aspetto a cui pensiamo solo se ci soffermiamo un po’: il cane con cui viviamo è un animale che continuiamo a scoprire in tutte le sue fasi di vita, da cucciolo fino a diventare “nonno”, mostrando come la nostra relazione con lui debba necessariamente modificarsi ed evolvere nel tempo.
Un passaggio fondamentale (almeno per noi del settore) è lo spazio dedicato alla figura dell’educatore cinofilo, il professionista che deve inserirsi nelle dinamiche delicate della famiglia facendo l’equilibrista: deve stare con un piede dentro e uno fuori, perché il fine ultimo è (e deve essere) che la relazione tra il cane e la sua famiglia si emancipi autonomamente, senza creare dipendenza o vivere il rapporto al posto dei proprietari.
Abbiamo inoltre toccato un tema molto attuale: il bisogno della ricompensa. Spesso la utilizziamo in modo automatico, ma Miconi ci ricorda che è un’arma a doppio taglio, capace di trasformarsi in una vera e propria dipendenza. Al centro di tutto dovrebbe esserci, invece, l’autentica relazione, fatta del “prendersi cura”, del rispetto, del saper stare.
Il “saper stare”: concetto che nella società e nella cinofilia moderna tendiamo spesso a sostituire lo stare con il fare continuo, chissà, forse per paura dei vuoti. Lo stare, invece, non significa apatia o disimpegno, ma riconoscere l’importanza della pausa, del silenzio condiviso, dell’esserci senza fare e della consapevolezza che lo stare e basta è una potentissima esperienza evolutiva e un formidabile strumento educativo.
Quindi, per chi sono queste letture? Sono libri che raccomando caldamente, si rivelano illuminanti per i neofiti che si affacciano alla comprensione del cane, ma sono altrettanto preziosi per i professionisti del settore che dalla quarantennale (si dice quarantennale? Siamo così vecchi che non so nemmeno se abbiano coniato parole adatte ad esperienze così lunghe!) esperienza di Attilio. Anche chi padroneggia già l’approccio relazionale, può avere, leggendoli, la possibilità di ripensare a concetti familiari da angolazioni diverse con spunti di riflessione nuovi e profondi.
Li avete già letti? Mi farebbe piacere avere le vostre impressione e chiacchierarne insieme!


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